Die Todesschwadronen des Milosevic

Diese inzeniserten Auto Unfaelle hatten einen Zweck, das ein Krankenwagen kam, wo dann ein Arzt die Todes Spritze gab.

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20 Jun 12 / 16:40:10

Serbian State Security Bosses Sentenced

 

Former members of the State Security were sentenced to a total of 22 years in prison for the attempted murder of Vuk Draskovic, political leader and former opponent of Serbia’s strongman Slobodan Milosevic.

Draskovic stated that he is satisfied with the judgment and that he will not seek reparations from the state.

Vuk Draskovic, leader of the Serbian Renewel Movement

Photo by Beta 

“Finally, 12 years after October 5 [when Milosevic was removed from power], the State Security, the principle death squad of Slobodan Milosevic, is not untouchable any more. For all those years these terrible crimes were orchestrated by Radonjic,” said Draskovic.

The Special Operation Unit of the State Security  was formed in the 1990s on the order of Slobodan Milosevic.

The unit was run by Jovica Stanisic, Head of the State Security and Franko Simatovic, Head of the Special Operation Unit, who are both indicted by the ICTY for murders, persecutions on political, racial and religious grounds and inhumane acts during the conflicts in Bosnia and Croatia from 1991 until 1995.

 

 

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Arrests as Romania Probes Train Fare Scam

About 20 people have been arrested as Romania’s authorities get to grips with probing corruption on the railways.

Italienische Medien berichten ueber den schlechten Hafen Service in Bari nach Durres

 Auch Durres wird kritisiert, aber vor allem die Abfertigung in Bar.

Bari, un porto
da «terzo mondo»
battuto da Durazzo

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  1. FOTO: Il foto-confronto tra i due porti

BARI – Due pulmann di turisti bastano a mandare in tilt la stazione marittima del porto di Bari. E’ la denuncia indignata di un passeggero albanese che ha documentato con le foto cosa succede all’imbarco del porto per raggiungere un traghetto diretto a Durazzo, e cosa accade (per converso) l’indomani mattina allo sbarco nel porto di Durazzo.

A guardare le foto il confronto è imbarazzante, per noi italiani ovviamente: e viene da chiedersi come l’Albania abbia potuto ormai superare (almeno in infrastrutture) l’Italia, e sicuramente Bari, senza che da quest’altra parte del mare si tenti di rispondere alla concorrenza per adeguare se non le strutture almeno la qualità dei servizi. Durazzo insomma batte Bari, e ormai non c’è più neppure partita.

La scena raccontata è la seguente: sabato sera arrivano due pulman di turisti alla stazione marittima di Bari, saranno un centinaio di passeggeri albanesi, non di più. Tutti sono diretti a Durazzo, sono turisti che devono tornare a casa. Inizia la fila, interminabile ed estenuante, per i controlli di polizia. Primo problema: i poliziotti incaricati di controllare e timbrare i passaporti sono soltanto due. Eppure le guardiole potrebbero ospitarne 4, gestendo per i controlli 4 file contemporanee di passeggeri e quindi riducendo i tempi di attesa. Ma niente da fare: chissà perché gli altri poliziotti, che pure ci sono, semplicemente guardano la fila senza partecipare ai controlli.

A Durazzo i poliziotti incaricati di controllare e timbrare i passaporti (e i dati di ogni passeggero viengono inseriti in un sistema informatico centralizzato, miracolo che nel porto di Bari nessuno neppure si sogna) sono 12. I poliziotti che guardano sono soltanto due. Tempi di fila quindi ridotti quasi a zero.

La stessa imbarazzante sproporzione è all’imbarco delle auto: al porto di Bari c’è un solo varco di polizia per le centinaia di auto che ogni sera partono per Durazzo, Montenegro e Croazia. A Durazzo i varchi per le auto dirette o in arrivo dall’Italia sono 12, più altri 8 per i camion. A Bari varchi dedicati ai camion non ne esistono, e i camionisti semplicemente devono attendere.

Per non parlare del check-in elettronico: a Durazzo è automatico (in forma di self service), proposto in sei lingue, rapidissimo ed efficente. Nel porto di Bari semplicemente non c’è. O meglio c’è ma di automatico non ha nulla, giacchè il controllo del codice a barre viene eseguito manualmente.

Torniamo alla coda dei passeggeri di sabato sera. La fila scorre ad un ritmo che rimane lentissimo. Eppure non ci sono più problemi di visto, gli albanesi possono entrare e uscire dal nostro paese semplicemente esibendo il passaporto, i controlli però restano inspiegabilmente lenti. Ma nessuno protesta. Un donna in fila si azzarda a chiedere una informazione ad uno steward sui 50 anni che osserva la situazione restando poggiando ad una colonna, e ogni tanto lancia qualche improperio. Inutile dire che il vigilante non parla altro che barivecchiano; non che si pretenda che comprenda l’albanese, ma per dire neppure una parola in inglese. Eppure basterebbe insegnargli “I’m sorry, but I dont’ speak English” (magari con la frase scritta sul foglietto proprio come si pronuncia, per mandarla meglio a memoria: Aim sorri bat ai dont spik inglisch). Giusto una frasetta per scusarsi che siamo a Bari, Puglia, Italia.
E invece a vedere la reazione del guardiano, la colpa sembra essere della turista che osa parlargli in inglese invece che nell’unico lemma che lui comprende: il dialetto barese.

Come non bastasse l’assurda coda per controllare il nulla (identiche file e attese si registrano ogni mattina per gli albanesi in arrivo) i turisti albanesi devono quindi subire ogni volta che varcano il porto di Bari anche insopportabili toni di superiorità – e talvolta offese – pure da alcuni vigilanti maleducati. Tutti incuranti del fatto che ognuno di quei passeggeri ha pagato un „biglietto“ (in diritti portuali) di 11 euro a testa solo per restare in coda, a fronte infatti di nessun servizio. E che tra volume del traffico merci e passeggeri, gli albanesi sono di gran lunga i principali finanziatori del porto di Bari. Quindi in definitiva, della sua sopravvivenza. Mentre dall’altra parte del mare ormai ci danno lezioni di efficienza.

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=561870&IDCategoria=1